disperazione

NELLE SABBIE MOBILI DELLA DISPERAZIONE

Per arrivare all’alba non c’è altra via che la notte KHALIL GIBRAN

 

Ci sono poche cose che fanno male come la condizione di non poter uscire da una situazione fastidiosa o dolorosa: che sia un lavoro impossibile da lasciare, una relazione che ancora non può essere spezzata o la situazione economica che non permette cambiamenti, in tutti i casi la disperazione può essere un peso troppo grande da sopportare.

 

In questi casi ne può risentire anche il fisico; il corpo segnala ciò che la mente cerca di bloccare, invano. Le sensazioni più frequenti sono la morsa allo stomaco o un senso di oppressione al petto; può succedere anche che la persona non colleghi questi sintomi alla condizione mentale che sta sopportando, motivo per cui il primo passo è proprio prendere consapevolezza di questo.

 

Una volta intervenuti sui “blocchi” emotivi o psicologici anche il corpo risponde, sebbene occorra a volte attendere anche mesi perché questo miglioramento si faccia sentire.

 

Cosa farne della disperazione?

 

Può apparire contro-intuitivo, ma la disperazione va prima di tutto accolta, guardata in faccia e descritta; cercare di combatterla, tendere alla positività a tutti i costi è come essere immersi nelle sabbie mobili: la caduta verso il basso sembra attutita ma è inevitabile e, soprattutto, siamo bloccati e non arriviamo mai a salvarci.

Dovremmo fare piuttosto come in mezzo all’acqua: toccare il fondo per avere la spinta necessaria a risalire.

Rinascita

Non è mai troppo presto e non è mai troppo tardi per rivolgersi ad un professionista il quale avrà il compito di capire quanto è invalidante il problema e quali azioni possono innescare il necessario cambiamento.

 

 

 

 

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