fuoco nella discussione

SPEGNERE IL FUOCO NELLA DISCUSSIONE

“Il mio capo non capisce un c…”, “Mio figlio non fa nulla, devo sempre alzare la voce”, “Il mio partner mi fa innervosire spesso”.

Cosa accomuna queste affermazioni?

Sono tutte situazioni nelle quali ci sentiamo dentro la bufera di uno scontro relazionale; noi contro l’altro o meglio, l’altro contro di noi. In questi casi vorremmo uscire da quella bufera il prima possibile; apparentemente quindi, ci sembra di muoverci, anzi di dimenarci, perché questo avvenga: ci lamentiamo, chiediamo all’altro di capire il nostro punto di vista, alziamo la voce….mossi dal fatto che ci sentiamo dalla parte della ragione.

 

Il che può essere vero ma non per forza utile.

 

E’ bella la metafora che utilizza Virgile Stanislas Martin* dei problemi visti come il fuoco di un camino:

 

“Questa metafora mi permette di suggerire due errori di logica che sono molto comuni. Il primo: sapere con precisione chi, e in quale modo, ha accesso il fuoco non vi sarà di grande aiuto se quello che desiderate fare è spegnerlo. Il secondo: se il fuoco continua a bruciare, magari anche a distanza di molti anni dal momento in cui è stato acceso, vuol dire che, senza dubbio, qualcuno avrà continuato ad alimentarlo, quel fuoco”

“Se continuate a mettere ceppi sul fuoco, quel fuoco, da solo, non si estinguerà mai”

 

 

Cosa significa però spegnere questo fuoco? Significa fare qualcosa di completamente nuovo o diverso rispetto a quello che si è fatto fino a quel momento. Può significare accettare l’altro punto di vista, abbandonare la conversazione, chiedere scusa, cambiare il tono della voce, abbracciare l’altro quando meno se lo aspetta, utilizzare l’ironia….e tanto altro.

Ciò che dico sempre in seduta ai miei pazienti è che, NO, non sono quasi mai azioni facili. Ma spesso il guadagno, nel metterle in pratica, è davvero molto alto.

 

*Libro “Non ci sono problemi, solo soluzioni”. Feltrinelli edizioni, 2017

 

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